Ti sei mai chiesta perchè a volte si rimane in una relazione che ci rende infelici?
Come possibile che alcune persone si lascino maltrattare senza chiedere aiuto o senza terminare con un abusante?
Perchè a volte si minimizzano e normalizzano degli abusi inaccettabili?
Se ti interessa avere uno spunto di riflessione allora questo articolo può fare al caso tuo.
Partiamo dal comprendere il significato della parola dissonanza cognitiva. Secondo l' enciclopedia 1 Dissonanza cognitiva è una teoria psicologica introdotta da uno psicologo americano negli anni cinquanta chiamato Leon Festinger. Questa teoria, sostiene che gli esseri umani elaborino credenze e opinioni in contrasto tra di loro. Quando delle parole corrispondono a dei comportamenti (Esempio: Il fidanzato dice ti amo e poi tratta la fidanzata con rispetto, cura e amore) allora si parla di "consonanza cognitiva". Quando invece le parole e le azioni sono divergenti (Esempio: Il fidanzato dice di amare la fidanzata ma spesso è violento e offensivo) allora si parla di "dissonanza cognitiva".
Quando si entra nella dissonanza cognitiva, si cerca di trovare una causa ad un' abuso e a volte ci si prende le colpe per le azioni o le parole del partner. Questo capita per abbassare la confusione e la contraddizione che genera una relazione del genere. Un esempio tipico è quando il fidanzato colpisce la fidanzata e lei pensa:
"caspita anche io avrei potuto starmene zitta" oppure "Oggi è arrabbiato perchè è andata male al lavoro". Quindi seguendo l' enciclopedia 1 , la dissonanza cognitiva può essere ridotta in tre modi:
A) Producendo un cambiamento nell' ambiente
B) Modificando un proprio comportamento
C) Modificando il proprio mondo cognitivo.
Questo significa che per ridurre il disagio che questa dissonanza cognitiva crea, le vittime tendono a trovare delle scuse per il mondo che si è creato attorno a loro. Un mondo fatto di bugie, contraddizioni, e soprattutto abusi emotivi e a volte fisici. Alcune vittime di narcisisti iniziano a pensare che in fondo gli abusi sono in ogni relazione e che un po tutti sono narcisisti. Questo ovviamente è una credenza sbagliata che la relazione tossica gli ha creato nella mente.
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Come dice l' enciclopedia 1 un esempio di dissonanza cognitiva è rappresentato dal celebre racconto dello scrittore greco Esopo chiamato "La volpe e l' uva" in cui la volpe vorrebbe mangiare l' uva ma si trova troppo in alto per lei sulla vite. E' sulla vite e l' animale non arriva a prenderla. Per minimizzare la rabbia della dissonanza cognitiva, parlando con se stessa, la volpe inizia a dirsi:
"Meglio così perchè sarà stata acerba di sicuro. Poi il colore non era un gran che magari ne troverò di più buona".
Questo racconto è utile per capire come le vittime di relazioni tossiche, cercano di minimizzare le contraddizioni di un partner abusante tentando di minimizzare le cose. Spesso anche le persone a lei vicini provano di "aprirle gli occhi" ma la vittima capita di frequente difende il proprio abusante con frasi del tipo: "Tutti noi abbiamo dei difetti. Anche lui sa essere premuroso quando vuole".
Peccato per che questa premura venga dimostrata una volta su cento e solo per ottenere vantaggi o convalida. Le altre novantanove volte sono accuse, abusi e bugie. Accanto a questa dissonanza cognitiva, le vittime di narcisisti patologici potrebbero soffrire della cosiddetta sindrome di Stoccolma 2 Ma cosa sarebbe? Te lo spiego subito: Secondo l' enciclopedia, la Sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale e psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, potrebbe sentire amore o comunque un feeling positivo nei confronti del suo carnefice. Pur non essendo inserita in nessuna classificazione psichiatrica o in nessun manuale di psicologia, viene ritenuta un caso particolare nel fenomeno dei legami traumatici. Ma perchè si chiama Sindrome di Stoccolma? Sempre secondo l' enciclopedia 2 l' espressione venne usata per la prima volta da un agente della CIA 3 in seguito ad un caso di sequestro di persone avvenuto nel 1973 nella capitale svedese chiamata Stoccolma. In quel caso, un galeotto e dei suoi compagni evasi tentarono una rapina in una banca prendendo in ostaggio tre donne e un uomo.

I malviventi chiesero come riscatto la liberazione di un' altro galeotto loro amico e in più un auto per scappare insieme agli ostaggi. La convivenza forzata tra gli ostaggi e i rapinatori durò oltre 130 ore, al termine dei quali i banditi furono catturati dalla polizia e gli ostaggi liberati sani e salvi. Dopo l' episodio, vennero fatte delle interviste agli ostaggi che si dissero più spaventati dalla polizia che non dagli stessi rapinatori. Nelle 130 ore di rapimento, i sequestratori fecero anche gesti di gentilezza come offrire giacche di lana alle impiegate infreddolite oppure calmarle pacatamente se viste molto spaventate. Le donne prese in ostaggio, dichiararono di sentire gratitudine nei confronti dei malviventi che l' avevano prese in ostaggio perchè furono anche gentili. Emerse, da queste interviste, una certa compassione per i banditi da parte di qualche donna sequestrata. Alcune di loro si preoccuparono per l' incolumità dei banditi una volta liberate. Si sentivano quasi in debito perchè non gli era stato fatto del male. Dopo queste interviste, alcuni psichiatri nominarono lo strano sentimento da parte delle impiegate come "Sindrome di Stoccolma". Secondo i professionisti, le persone sequestrate erano diventate emotivamente debitrici ai loro rapitori. Dopo l' arresto, alcuni ostaggi fecero visita ai malviventi in prigione. Ecco perchè, secondo questa teoria psicologica, le vittime di relazioni tossiche non riescono ad uscirne e addirittura proteggono i loro abusanti. Infatti, spesso e volentieri, quando una cara amica o un genitore cerca di aiutare la vittima (maschio o femmina) , quest' ultima rifiuta aiuto e anzi cerca di proteggere il carnefice. Ormai gli abusi sono diventati parte integrante della loro vita e anzi quando se ne ricevono pochi si è grati all' abusante di averla risparmiata. Purtroppo questa è una realtà diffusa. Sempre secondo l' enciclopedia 2 la scelta di proteggere e giustificare un abusante avviene a livello inconscio quasi un riflesso automatico. Dopo i fatti di Stoccolma, questa sindrome fu studiata in tutto il mondo. Venne rilevato che lo stress psicofisico aumenta con l' accettare di vivere in un ambiente minaccioso il quale costringe a sempre nuove situazioni di adattamento. Come si diceva, la convivenza cementa il legame tra la vittima e l' abusante sviluppando il concetto "noi qui dentro" contro "loro che stanno fuori". Proprio per questo a volte per proteggersi dalla confusione, spesso le vittime di relazioni tossiche negano di viverle ma ciò può comportare delle conseguenze come la perdita del sonno oppure altre difficoltà psicologiche ed emotive. Il problema è che gli abusi vengono a volte intervallati da momenti belli che nel tempo diventano sempre più rari. Attraverso queste situazioni passano anni e a volte si perde la forza e la speranza di uscirne. Detto ciò, è importante, quando ci si sente in una relazione che fa soffrire, cercare aiuto professionale il prima possibile. Anche la situazione più complicata può essere risolata con aiuto adeguato, forza di volontà e tempo.
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Disclaimer: Questo articolo ha il solo scopo divulgativo e non vuole sostituirsi in alcun modo alla diagnosi fatta o che potrebbe fare uno psichiatra, psicologo o altro professionista della salute mentale.